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Sei il visitatore numero 1133

 

La Sybaris Tour a scelto per voi alcuni TOUR (itinerari).

 
TOUR Campania, Calabria E Basilicata
TOUR Della Calabria 8 gg.
TOUR Della Calabria 7 gg.
Mini TOUR Della Calabria.
TOUR Letterario.
 
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SYBARIS TOUR - Agenzia di Viaggi - Tour.

TOUR LETTERARIO.

- Tra Mito e Realtà.

La Calabria è una penisola nella penisola tutta protesa nel mare. Ha circa 800 km. di costa: da Praia a Mare a Reggio Calabria lungo il Tirreno e da Reggio Calabria a Rocca Imperiale lungo lo Jonio.
I Greci chiamavano l'attuale Calabria Brettia, da Bretto figlio di Ercole. I Romani tradussero questo nome in Bruzio, e da allora fu chiamata Bruzio fino all'epoca bizantina. In antico la Calabria fu abitata da Morgheti, da Coni, da Enotri e da Itali. Questi ultimi due popoli le diedero, i primi, il nome di Enotria; più tardi, i secondi, le diedero il nome Italia che in seguito fu esteso a tutta la penisola. Se dovessi guidare un amico desideroso di conoscere la mia regione, fisserei su un foglio di carta un itinerario ben dettagliato di luoghi da visitare. La prima sosta, scendendo dal Nord, la farei a Cosenza. Comincerei dal Duomo che è del secolo XII-XIII e che custodisce la magnifica tomba di isabella d'Aragona, regina di Francia. Salirei in cima all'antica città per dare un'occhiata al castello di origine arabo-normanna e per ammirare il vasto paesaggio: il Crati che secondo la leggenda custodisce la tomba di Alarico, la moderna città in espansione. Parlerei al mio amico straniero dell'accademia telesiana e di Telesio e del fatto che a Cosenza la tradizione filosofica e culturale è sempre viva e fiorente. Gli spiegherei inoltre come Telesio sia il più importante e "nuovo" filosofo del Rinascimento, essendo stato il primo a distaccarsi dal pensiero dogmatico di Aristotele che aveva dominato per secoli la cultura di tutto l'occidente. Gli direi che con l'opera di Telesio si comincia a capire che i fenomeni della natura vanno esaminati e spiegati con rigore scientifico e che non si possono formulare ipotesi campate in aria, come del resto fu provato scientificamente in seguito da Galileo Galilei con le sue ricerche ed i suoi esami. Parlando di questo, visiteremmo Rende, un comune quasi attaccato a Cosenza, il cui vecchio centro è di una sorprendente bellezza per i suoi palazzi, le sue piazze e le sue strade linde.
Dopo questa visita sorgerebbe un problema per proseguire il viaggio. Ci sono due vie da percorrere: attraversare la Sila Grande e arrivare a Sibari e a Crotone e poi a Reggio Calabria lungo la costa ionica; oppure scendere giù a Lamezia Terme e percorrere la tirrenica. La scelta cade su questo secondo itinerario.
La piana di Lamezia Terme è un mare di verde con sullo sfondo il Tirreno. Grandi piantagioni di aranci e di olivi, estesi vigneti e campi coltivati a fragoleti e tanti pozzi artesiani che irrigano l'ampia pianura. Qui veramente l'uomo fa sentire il suo dominio sulla natura, attrezzato com'è di macchine moderne e sorretto dai più aggiornati metodi d'agronomia.
I villaggi lungo la costa si susseguono; il paesaggio muta in pochi chilometri. La luce è vivida, i colori sono forti. A Pizzo e a Tropea si resta folgorati per la bellezza del paesaggio. Si è come assaliti da una spinta folle di spiccare il volo nell'infinito, tanto l'animo si apre a qualcosa che non afferri ma che ti domina. Lo splendore del cielo terso e del mare trasparente, il verde argenteo delle colline coperte di boschi d'olivi giganti ti inebriano. Le isole Eolie ti stanno davanti come un cumulo di nubi raso terra. Tropea è incastonata in questo spettacolo della natura. Un luogo gradito dai turisti e per il suo mare ancora pulito e per la bellezza delle strade e dei palazzi , del Duomo, e per la civile ospitalità della gente. La vita ferve d'estate. Anche qui a Tropea faccio una piccola lezione al mio amico. Lo informo che è il paese natio di un noto filosofo fra i più acuti studiosi di Kant del secolo scorso e cioè il "barone" Pasquale Galluppi. Da Tropea in poco tempo si arriva a Nicotera. Qui dal castello si domina un paesaggio impareggiabile. Si ha sotto gli occhi un angolo della Sicilia e una vasta pianura, chiamata, con appropriazione, La perla del Tirreno. Una distesa paradisiaca da Nicotera a Rosarno a Palmi fino a Gioia Tauro coperta di aranceti e frutteti e colline ammantate d'oliveti. Da Nicotera s'arriva alla suggestiva Palmi, patria del più grande e noto musicista calabrese, Francesco Cilea. I paesi da Palmi a Scilla sono tanti lungo la costa e in collina. Il mare è sempre presente alla nostra destra e dall'altra parte sta il dorsale azzurro e saldo dell'Aspromonte che sembra invitarci a salire per dare uno sguardo da lassù. Arriviamo invece a Scilla. Il suo castello fa bella vista da lontano . Dalla piazza centrale si gode lo spettacolo, unico e incomparabile, dello stretto di Reggio e Messina. Cariddi è a un tiro di schioppo. Lo stretto è solcato da navi e pescherecci. A pensarci non si può non provare un sussulto. Eh, sì! Quello è un luogo sacro, eternato dalla più alta poesia del mondo. Nella geografia dell'Odissea, nel viaggio di Ulisse quello è un punto cruciale. Scilla e Cariddi facevano venire i brividi all'avventuroso Ulisse. Goethe, nel suo Viaggio in Italia, scrive che non si può capire Omero se non si arriva al Sud. Anche il mio amico straniero afferma la stessa cosa, mentre guarda come attonito intorno. A Scilla, anzi da lì o più in giù, comprese le belle isole Eolie sempre visibili, si è in piena geografia del mondo poetico dell'Odissea. A salire sul castello di Scilla si avverte un senso travolgente d'immenso e di mistero. Il mistero delle sirene, l'angoscia per il mostro Scilla che latra come una cagna con le sue sei teste e che divora coloro che transitano per lo stretto. Il canto delle sirene è una trasfigurazione poetica; ma il suono, o il rumore che sale dal mare, è reale. Lo spiegano i pescatori del porticciolo di Scilla che sta, visto dal castello, laggiù come il fondo di un pozzo. Essi raccontano: "In antico si aveva credenza che ci fossero le sirene e i mostri che divoravano i pescatori. Quel rumore che sembra un canto lamentoso niente altro è che il flusso e riflusso dell'acqua del mare che entra ed esce dalle grotte che si trovano alla base della roccia su cui sorge l'odierna Scilla. Nell'entrare e nell'uscire da quelle immense caverne l'acqua provoca rimbombi che sembrano dei suoni profondi, lontani e misteriosi". Abbiamo imparato una cosa importante che allora Ulisse non poteva sapere; che neanche la maga Circe conosceva…. Eh, sì! Scilla è un luogo di miti. È un punto d'incontri e di scontri, di opposti e di leggende dove scorre il fiume più ampio e travolgente che esiste sulla faccia della terra: la corrente dello stretto, serena e solenne, ma a giorni impetuosa da far paura anche alle grandi navi dei nostri tempi. Dipende dai venti liberati da Eolo che abita lì vicino.
A pochi chilometri sorge Reggio Calabria. Antichissima città distrutta negli ultimi mille anni ben quattro volte da violenti terremoti. Dell'antica città dunque resta poco: i ruderi delle mura romane lungo la via Marina e il castello aragonese. Eppure chissà quante opere furono realizzate ai tempi in cui vivevano scultori come Learco, Nearco e Pytagoras. Reggio è una città luminosa, aperta a spazi vasti. Il suo museo è un gioiello raro, non solo per i celeberrimi bronzi di Riace . E' un capolavoro la testa del filosofo rinvenuta anni fa a Porticello presso Villa S. Giovanni. Una testa di pensatore tutto calato dentro il suo essere e che non ha nulla da invidiare alla bellezza assoluta dei guerrieri che le stanno davanti. A parte queste tre opere, vi sono statue fittili non meno affascinanti. Ricordiamone una per tutte: Gruppo fittile con cavaliere su sfinge; e inoltre sono da ammirare, e si rimane come attoniti, i Pinakes, le tavolette votive di terracotta rinvenute negli scavi di Locri. Esse rappresentano in delicato e poetico rilievo scene relative al mito di Demetra e Persefone. Ma Reggio Calabria non è tutta qui. Dalle colline coltivate a vigneti, lo stretto, Scilla e Cariddi e la campagna intorno alla città ricca di agrumeti e di ortaggi compongono un insieme unico che il visitatore non può perdersi, non deve perdersi. Il viaggio prosegue lungo la costa ionica verso Catanzaro. Il mare sta a destra come un immenso occhio che controlla; dall'altro lato ci sono le colline di nuda marna e i giardini di un raro agrume. Siamo infatti nella terra del bergamotto, da Reggio a Bova Marina. Solo in quest'assolato lembo di terra, bruciato dal vento di scirocco, alligna questa pianta pregiata, unica nel mondo intiero. Altro mistero della terra di Calabria…. A Bova Marina si può svoltare a sinistra e salire sull'Aspromonte meridionale. Si sale per una strada a curve e il paesaggio a ogni chilometro diventa sempre più smisurato. Di là dal mare l'Etna si staglia superbo col suo pennacchio di fumo. La Sicilia è come una nube azzurra davanti, benché illuminata dal sole …E ancora una volta ritornano in mente Ulisse e le vacche del sole e Polifemo. L'Aspromonte è terribilmente silenzioso, I suoi boschi di pini raccontano di cose antiche. Un tempo, fino a trent'anni fa, questi luoghi erano animati da pastori e da vaccari. L'occhio spazia. Cime di monti, valli profonde, e qualche paese arroccato in un costone. Ce ne sono tre: Roghudi, Roccaforte, Gallicianò. In questi tre villaggi non si parla il dialetto calabrese, ma un dialetto greco che tutti gli altri calabresi non capiscono. il loro è un dialetto che, secondo Gerhard Rohlfs, noto glottologo e filologo tedesco, è quanto di più puro resta dell'antica lingua greca. Si ritorna sulla statale, dopo aver dato un fugace sguardo a Pentidattilo, paese surreale calato fra i costoni di un'altura a cinque punte. Presto si arriva a Capo Spartivento. Il punto più estremo dell'Italia e dell'Europa continentale. Dall'altra parte c'è l'Africa. Ci addentriamo così nelle zone più famose della Magna Grecia, culla di quella grande cultura che aveva fatto di Locri e soprattutto di Crotone e di Sibari il centro più evoluto del mondo civile. Ora non rimane nulla, o qualche raro frammento, di quella luminosa civiltà sepolta da maremoti, terremoti, alluvioni e anche dalla negligenza e scarsa lungimiranza dell'uomo. Thurio, dove mori' Erodoto, Posidonia, Acherontea, Potamia, l'odierna San Luca (che diede i natali a Corrado Alvaro), Samo (che è la mia terra), Locri, Caulonia, Crotone, Sibari non sono che nomi. Di alcune di queste gloriose città è perfino problematico ubicarne il sito. A Sibari e a Locri sono stati compiuti degli scavi, Il più però resta ancora da scoprire. Da alcuni anni a Locri è sorto l'Antiquarium che finalmente è riuscito a raccogliere molto materiale di grande importanza. Della città antica si possono ammirare: il basamento del tempio ionico di Marasà, il teatro che ha un'acustica perfetta, la necropoli degli specchi, il tempio di casa Marafioti, il tempio di Atena. Intorno a questi resti ci sono fichi, olivi, piantagioni di gelsomino. C'è silenzio rotto dal fruscio delle onde del mare.
Si prova un profondo bisogno di raccoglimento e sorge spontanea la domanda: come si svolgeva la vita dei locresi al tempo di Zaleuco, il primo legislatore dell'occidente? Come si comportavano i locresi all'epoca di Timeo, il caro amico di Platone e del pitagorico Filolao? Filolao di Crotone fu il primo a concepire la teoria eliocentrica, teoria di cui oltre duemila anni dopo Galileo dava dimostrazione. Fu per intercessione di Timeo che a Locri Platone riuscì ad acquistare da Filolao i testi pitagorici ritenuti segreti e sacri e dei quali Platone andava ansiosamente àlla ricerca. Fu qui a Locri che Timeo argomentò per primo sulle tre anime che regolano le attività psichiche e intellettive di ogni individuo, anticipando di venticinque secoli Freud.
Discorrendo di queste cose con l'amico straniero e pervasi da un senso di religioso rispetto per il luogo visitato, imbocchiamo la strada che dalla moderna Locri conduce a Gerace. Gerace, come Orvieto, sorge su una rupe di tufo. Il paesaggio è proprio sconfinato. La vasta pianura della Locride e il mare da Capo Spartivento a Punta Stilo ci stanno sotto gli occhi. Gli agrumeti, i campi di gelsomino, il massiccio dell'Aspromonte, lo Jonio color del vino sotto i riflessi del sole. A Gerace c'è la più bella e solenne cattedrale della Calabria consacrata nel 1040 e che avrà certo fatto da modello a diverse basiliche sorte dappertutto in Italia. È un'opera di grande respiro architettonico costruita in gran parte con materiale ricavato dagli antichi templi di Locri. Gerace è un gioiello, certo il più suggestivo di tutta la Calabria. Chi la visita per la prima volta prova stupore e sorpresa per la bellezza dei palazzi nobiliari, per la chiesa di S. Francesco, per le piccole superbe viuzze silenziose e per le rovine del castello normanno-aragonese che sorge in vetta alla città da dove si gode uno dei panorami più incantevoli d'ltalia. Riprendiamo il cammino e arriviamo a Stilo, paese "piantato" a gradinate lungo le pendici di un monte solenne con una splendida vista sul mare. Stilo è considerata la patria di Tommaso Campanella, autore della "Città del sole", uno dei più grandi filosofi dell'evo moderno. Ci fermiamo soprattutto per ammirare la famosa Cattolica, una cattedrale in miniatura, un gioiello dell'arte bizantina che suggestiona per la sua rarità architettonica.
Subito dopo a Monasterace, sempre discorrendo della Calabria e della sua storia e della sua gente, imbocchiamo la provinciale per raggiungere Serra San Bruno. Ci interessa visitare la Certosa fondata da San Brunone di Colonia calato a sud d'Europa nel 1090. Ma a parte l'interesse per la Certosa, qui siamo colpiti dalla natura del luogo, con i suoi boschi e la sua terra alberata e fertile. Ci sembra quasi di aver cambiato regione, di non essere più nella Calabria della costa ionica, un po' aspra e a tratti arida, insidiata dalle fiumare e come oppressa dal massiccio incombente dell'Aspromonte. Si ha la sensazione piuttosto di essere in Toscana. Si ha la sensazione di essere in Toscana in tutto l'altopiano che comprende gran parte della provincia di Catanzaro. Ci sono magnifici paesi turistici come Soveria Mannelli, Tiriolo, Chiaravalle, Squillace patria di Cassiodoro. Mi viene in mente di raccontare al mio amico di una tesi seducente. Uno studioso tedesco sostiene che Tiriolo sia l'antica sede dei Feaci. Sì, proprio dei Feaci. Si vuole che Ulisse fu visto da Nausica sulle rive del fiume Amato che sbocca nel golfo di Santa Eufemia. Da Tiriolo si vedono i due mari e i due golfi: quello di Santa Eufemia nel mar Tirreno e quello di Squillace nel mare Jonio. In base a questo dato lo studioso tedesco sostiene che questa è la patria del civilissimo popolo. Da qui infatti i saggi Feaci, dopo aver capito dal racconto di Ulisse l'errore di navigazione, avrebbero condotto l'eroe a Squillace e lo avrebbero imbarcato per ltaca. Anche noi scendiamo giù al mare, per riprendere la statale. Ci soffermiamo alla Roccelletta, situata nel territorio dove sorgeva l'antica Squillace. La Roccelletta è una zona archeologica. C'è chi sostiene che lì ci sono i resti sotterrati di una piccola Pompei. Dell'antica Squillace romana si sa poco, se ne vede qualche segno come il suggestivo anfiteatro venuto di recente alla luce. Lo stesso vale per Crotone. Di Crotone, che ai tempi di Pitagora fu la più importante città d'Europa, non resta che una colonna del tempio di Hera Lacinia e pochi, ma splendidi, reperti custoditi nel piccolo museo cittadino. 11 resto è sepolto. Eppure, racconto al mio compagno di viaggio, in questa città fiorì la prima scuola di medicina del mondo. A Crotone sei secoli prima di Cristo Alcmeone sezionò l'occhio, l'orecchio, il cervello, il midollo spinale. A Crotone, come narra Erodoto, Dario il Grande fece cercare il valente e famoso chirurgo Democede, perché operasse e curasse l'imperatrice Atassa. Democede operò la moglie del re dei re e la fece guarire. A Crotone, con Pitagora sorse la prima scuola filosofico-scientifica, di cui oggi si fa tanto sfoggio. Non si parla infatti che di filosofia delle scienze ... E i pensatori di quel lontano passato parlarono della "monade" come principio di tutto, e sostennero, anticipando il pensiero contemporaneo (Bergson e altri) che la conoscenza è percettiva. Svilupparono la geometria e affermarono che tutte le cose contengono un numero in sé. Come dire che il linguaggio segreto del creato sta tutto racchiuso nei numeri. Ora i segni di tanta luce (chi sa quanti bronzi belli come quelli di Riace stanno sepolti sotto un alto strato di fango pietrificato!) sono scomparsi; ma solo quelli esteriori. A stare attenti ci si accorge che son rimasti ben vivi quelli interiori. Sono radicati dentro la mente, nel comportamento, nell'inconscio collettivo della gente di Calabria. Rimangono nel dialetto che è una lingua composita e di struttura classica, nei costumi, nei modi civili e ospitali che sorprendono il forestiero; sono presenti nella religiosità, nella cultura popolare (favole, canti, filastrocche, proverbi), nell'interpretazione dei sogni che per gli umili rimangono ancora messaggi dei santi (degli dèi) e dei morti. Mentre faccio queste considerazioni l'automobile corre veloce lungo la strada. Attraversiamo Rossano, paese ricco di memoria storica e di monumenti (il Codice Purpureo, S. Nilo, Santa Maria del Pàtir); Corigliano Calabro con il suo imponente castello dalle quattro torri merlate, ornato da elementi durazzesco-aragonesi; Cassano con le sue terme sibarite e i ruderi di un antico maniero sulla rupe detta Pietra del Castello. Giungiamo infine a Cerchiara di Calabria dopo aver percorso una panoramica strada in salita. Da qui proseguiamo per il Santuario della Madonna delle Armi incastonato sulle pendici del Sellaro, ultima propaggine montuosa del Pollino sullo Jonio.
Restiamo incantati nell'ammirare dalle arcate dell'antico monastero l'immensa valle, quella di Sibari, che evoca splendori e mitici domini. Con gli occhi puntati su orizzonti infiniti e la mente rivolta ad epoche lontane, ci dirigiamo verso Castrovillari. Uno sguardo al castello costruito per ordine di Ferdinando I d'Aragona ed eccoci a Morano Calabro, delizioso antico paese calato quasi per volere divino su un monte appuntito.
La strada continua con vedute belle e suggestive fino ad Altomonte dove si può ammirare una chiesa imponente, Santa Maria della Consolazione, raro gioiello di gotico calabrese. Ci lasciamo alle spalle questo lindo paese della Calabria citeriore così ben curato e ci dirigiamo verso Catanzaro.
"La tua terra è la più bella che mi sia capitato di visitare finora…. dice il mio compagno di viaggio… e dire che ero convinto di vedere paesaggi selvaggi e gente primitiva… Siete riflessivi, pensatori. La vostra ospitalità è il segno di quell'antica civiltà di cui siete a buon diritto gli eredi… Mi inorgoglisco per le sue parole che mi suonano sincere e mi si affaccia spontaneo alla mente uno scritto di Vico: "Quando Roma era un villaggio di pastori, a Crotone insegnava Pitagora". Intanto, così discorrendo ci rendiamo conto di essere nelle vicinanze di Catanzaro. Infatti, dopo un lungo tunnel la città dei tre colli ci appare in alto incorniciata dall'arcata di un ardito ponte. D'un tratto nella mia mente ritornano le parole di George Gissing, viaggiatore inglese che verso la fine dell'ottocento visitò la città: "Una sera passai un'ora nel primo caffè di Catanzaro…. Il tono della conversazione era incomparabilmente più elevato di quello che dominerebbe in un gruppo di provinciali inglesi riuniti per trascorrere le ore libere della serata. Conversavano nel vero senso della parola…. Quegli uomini si scambiavano veri pensieri e ragionavano lucidamente…. No, non si tratta solo della differenza fra il rude anglosassone e una lingua di origine classica; vi è una radicale distinzione di pensiero. Questa gente ha un rispetto innato per le cose dello spirito, che manca totalmente nell'inglese tipico… In Inghilterra sono uscito da molti bar oppresso dal tedio e dal disgusto; quel caffè di Catanzaro sembrava in confronto un'assemblea di saggi e di filosofi".
E mentre ripeto al mio amico straniero il pensiero di George Gissing struggente mi assale la nostalgia del tempo trascorso a Catanzaro dal 1947 alla fine del 1949. Allora l'antica città bizantina era calda di voci, ricca di odori, di profumi e di vita. Di tanta vita. Le sue vecchie strade sempre animate, il Corso sempre affollatissimo specie di sera e la gente operosa, vivace, cordiale, intelligentissima esercitavano su di me un fascino che non dimenticherò mai.

Saverio Strati

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